Questo blog nasce come un esperimento.
Nasce dall’esigenza di avere uno spazio in cui raccogliere ascolti e comunicare tramite impressioni musicali.
Nasce dalla (s)mania per classifiche e playlist, copertine e riviste, scaffali stipati di dischi e hard disk zeppi di cartelle in rigoroso ordine alfabetico e cronologico.
È figlio della sindrome di “Alta Fedeltà” e dell’overdose mediatica di questi anni zero.
Odia i voti ed i compartimenti stagni.
Rifugge i fondamentalismi.
Non ambisce necessariamente all’oggettività. Almeno, non sempre.
Non se ne sentiva probabilmente (anzi, sicuramente) il bisogno.
Allora perché? Perché nelle intenzioni del sottoscritto questo spazio vuole essere in primis una sorta di “terapia psicanalitica anomala”. Urgenza di razionalizzare, mettendo nero su bianco, immagini e folgorazioni frutto di ascolti notturni compulsivi.
Ma anche un taccuino su cui sperimentare, appuntare, scarabocchiare, abbandonarsi ai flussi di coscienza, stipare tra le pagine foto di (pochi) concerti e raccogliere l’eredità delle vecchie compilation su cassetta nella più attuale forma di playlist take-away.
Bisogni strettamente personali, a disposizione di tutti.
Ground noise: extraneous noise contaminating sound measurements that cannot be separated from the desired signal.
GroundNoise è il “rumore di fondo”, è il suono dei dischi che fanno da filtro e da filo conduttore ad ogni momento di ogni singola giornata; sono le note che si sprigionano dalle cuffie collegate ad un lettore mp3, camminando per strada, o dalle casse di uno stereo in una cameretta, o dal palco di un locale, tra pinte di birra e spintoni dati e ricevuti. È quel suono contaminante che non si può separare dal resto della vita.
GroundNoise è il frusciare di un amplificatore valvolare.
GroundNoise è la musica, quella che nelle intenzioni sarà il minimo comune denominatore su queste pagine.
* * *
Giuseppe M. a.k.a. “Mr. Soft”
Nasco a Sud Est nei primi anni Ottanta: il 23 marzo del 1983, per essere precisi. In una terra che all’epoca non si era ancora scoperta meta di sudate ferie estive. Una terra che ancora provava vergogna del suo passato e della sua storia recente. Una terra punteggiata di minuscoli paeselli stanchi e un po’ cadenti: ne cambio tre nei miei primi quindic’anni. Mentre faccio la mia comparsata nella scuola dell’obbligo italiana fuori finisce un millennio ed il mondo cambia abito: crolla il muro di Berlino, arrivano i pc ed i telefoni cellulari, Berlusconi, internet e gli mp3, i voli low cost ed il (finto) benessere, i masterizzatori in ogni casa e McDonald’s.
Sono gli anni in cui, per vie trasverse, giunge nel mio walkman una cassetta contenente una manciata di canzoni. Lato A: un po’ di “Mellon Collie” degli Smashing Pumpkins. Lato B: pezzetti di “Pablo Honey” dei Radiohead e “Iris” delle Breeders. È amore al primo ascolto (più per la band di Corgan che per gli altri, a dire il vero). Quella cassetta deve esistere ancora, dimenticata in una scatola da qualche parte.
Da lì ad imbracciare una chitarra il passo è breve. Suono prima tra le pareti della mia cameretta, poi in diversi gruppi, con risultati che variano dal deprimente allo sconfortante.
Intanto prendo la maturità scientifica, mi iscrivo ad ingegneria informatica e dopo cinque anni mi ritrovo tra le mani una laurea in archeologia. Tuttora studio archeologia e parallelamente coltivo un odio cieco per ogni tipo di pettine, una sana dipendenza dai dischi ed un’innata attitudine al ritardo. Macino chilometri a bordo di una vecchia Y10 lilla.
Scrivo su Indie for Bunnies e colonizzo il resto della rete dietro vari pseudonimi 2.0:
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odelay
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hai scritto: “Da lì ad imbracciare una chitarra il passo è breve. Suono prima tra le pareti della mia cameretta, poi in diversi gruppi, con risultati che variano dal deprimente allo sconfortante.”
Motivi del deprimente e motivi dello sconfortante?Perchè?