Questo blog nasce come un esperimento.
Nasce dall’esigenza di avere uno spazio in cui raccogliere ascolti e comunicare tramite impressioni musicali.
Nasce dalla (s)mania per classifiche e playlist, copertine e riviste, scaffali stipati di dischi e hard disk zeppi di cartelle in rigoroso ordine alfabetico e cronologico.
È figlio della sindrome di “Alta Fedeltà” e dell’overdose mediatica di questi anni zero.
Odia i voti ed i compartimenti stagni.
Rifugge i fondamentalismi.
Non ambisce necessariamente all’oggettività. Almeno, non sempre.
Non se ne sentiva probabilmente (anzi, sicuramente) il bisogno.
Allora perché?
Perché nelle intenzioni del sottoscritto questo spazio vuole essere in primis una sorta di “terapia psicanalitica anomala”. Urgenza di razionalizzare, mettendo nero su bianco, immagini e folgorazioni frutto di ascolti notturni compulsivi.
Ma anche un taccuino su cui sperimentare, appuntare, scarabocchiare, abbandonarsi ai flussi di coscienza, stipare tra le pagine foto di (pochi) concerti e raccogliere l’eredità delle vecchie compilation su cassetta nella più attuale forma di playlist take-away.
Bisogni strettamente personali, a disposizione di tutti.
Ground noise: extraneous noise contaminating sound measurements that cannot be separated from the desired signal.
GroundNoise è il “rumore di fondo”, è il suono dei dischi che fanno da filtro e da filo conduttore ad ogni momento di ogni singola giornata; sono le note che si sprigionano dalle cuffie collegate ad un lettore mp3, camminando per strada, o dalle casse di uno stereo in una cameretta, o dal palco di un locale, tra pinte di birra e spintoni dati e ricevuti. È quel suono contaminante che non si può separare dal resto della vita.
GroundNoise è il frusciare di un amplificatore valvolare.
GroundNoise è la musica, quella che nelle intenzioni sarà il minimo comune denominatore su queste pagine.





Finalmente! Benritrovato.
Grazie, benvenuta nella mia nuova casa